Aikido, come fiori che crescono rigogliosi

Effetti dell'Aikido come i fiori che crescono rigogliosi

Un momento di riflessione emerso a valle del conseguimento del 4° Dan da parte

di Andrea Uboldi e Carlo Carini, Maestri di Aikido che collaborano a Roma con la Associazione Takemusu Aiki Giorgio Oscari

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La pratica dell’Aikido richiede fatica, disponibilità e abnegazione ma regala momenti di soddisfazione e di profondo appagamento personale.Tra i vari aspetti della pratica ci sono aspetti manifesti che fanno immaginare a chi guarda un percorso ostico, faticoso e forse demotivante ma ce ne sono altri, spesso però non manifesti, che lo rendono, nei fatti, appassionante e di grande impulso anche per tutti gli altri aspetti della vita.

Guardare a questa pratica richiede attenzione per cogliere gli effetti dell'Aikido come i fiori che crescono rigogliosi in mezzo ai cactus. Come da subito si nota la terra ruvida ed arida, le forme irregolari e le spine tutto intorno, così, con un giusto tempo di attesa ed un attento sguardo, si noteranno l’armonia, la bellezza, l’intensità del colore di quei fiori che con forza si fanno spazio tra le spine e senza il conforto della pioggia.

Avrei potuto parlare altresì delle spine in mezzo alla bellissima rosa. Ma il punto di partenza in questo caso sarebbe diverso. La vista andrebbe subito ad una cosa bella che mi attira e che non mi crea fatica guardare a lungo. Anche se a toccandola poi … qualche insidia la nasconde!

Quando l’oggetto dello sguardo non ha da subito degli elementi attrattivi è più difficile che ci si soffermi a pensare ed a guardare nel dettaglio. Occorre uno sforzo di attenzione e di volontà, ma poi  nel toccare con mano le insidie sono minori  giacché le spine si vedono.

1) Si vede solo il cactus, soprattutto le sue spine….

All’inizio è come se guardando le persone nei momenti di pratica non si possa ancora realmente vedere.

E’ più facile che si notino gli spazi a volte angusti,  spesso rigidi e spartani. Ci si domanda: cosa può sviluppare una tale base di partenza? Forse qualcosa di rigido … magari spinoso.

E cosa può derivare dall’iniziare una pratica concepita in terre lontane e da una cultura rimasta isolata per secoli? Qualcosa di incomprensibile nelle azioni, nei suoni e nei comportamenti da adottare. Mah...qualcosa di vecchio stile ... di impolverato e rigido.

Inoltre l’evidenza delle tante cose che rendono spinosa la sola idea di iniziare la pratica… dalla necessità di un contatto fisico basato sul combattimento, alle cadute al suolo con tutti quei gran colpi ... dalle dolorose leve articolari, al rischio di prendere un colpo in testa da un poco amichevole “pezzo di legno”… perché mettere alla prova le proprie capacità fisiche (scarse o esuberanti che siano) rischiando di sentirsi sovrastati da un altro praticante più esperto o più prestante fisicamente o magari urlante come un animale inferocito?

Poi tutto quel lavorìo di comportamenti vincolati, di approfondimenti tecnici , di nomi impronunciabili, di dettagli e di motivazioni tattiche … che c’entrano con un vero combattimento? Sembrano cose atte a rimandare sempre troppo a lungo una libera pratica, ricca di movimento , … istintuale ...senza particolari rischi e senza tanti studi. Utilizzando le dovute protezioni si lascia finalmente libero sfogo! …

Una vera e propria foresta di rami e intrecci ricchi di spine per chi trova qualcosa di attraente ma non sa ancora cosa vuole.

2) Ma nel tempo si riesce a vedere. Si vede quel colore che spunta dietro le spine…

Avendo la curiosità, la volontà e la forza di avvicinarsi un po’ di più incomincia uno scambio di esperienze. Non solo di impressioni visive.

Quei movimenti che sembravano scontati e inutili nascondono una loro complessità affasciante. Emerge quell’entusiasmo di riuscire ad affrontare la prima lezione. Quel primo passo che ci fa scoprire cose non percepite al primo sguardo.

Quel saluto antiquato e incomprensibile richiede più concentrazione di quanto si fosse pensato, ma che soddisfazione quando si riesce a fare nella giusta sequenza e con la dovuta attenzione. Un piccolo gesto che si carica di significato.

Era impensabile eppure fare il nodo alla propria cintura è capace di risvegliare emozioni … le prime volte viene sbilenco e malfatto. Richiederà cento domande e molti promemoria … poi sarà solo un piccolo momento di concentrazione da utilizzare nella preparazione per la pratica.

E quel colore della cintura che , come il colore del fiore sul cactus, ha un suo percorso di cambiamento a testimonianza dell’energia che viene catturata e guidata … alimentando la crescita!

Poi quel gesto all’inizio incomprensibile e che ieri riuscivo a compiere solo dopo averlo rivisto più volte. Diventa un movimento amichevole e utile quando serve, indipendentemente dal contesto in cui mi trovo.

Quella spada di legno è ora qualcosa del solo pezzo di legno sagomato ma poi...

3) Infine si notano gli effetti dell'Aikido come i fiori che crescono rigogliosi ma nascosti in mezzo ai cactus. Si resta affascinati dalla loro bellezza e vitalità.

E’ il momento in cui Il praticante soverchiante e urlante che sta di fronte diventa il prezioso compagno di pratica che è lì non solo per studiare le sue tecniche ma per aiutare a capire molte cose di sé stessi. Diventa un motivo di condivisione di esperienze e di partecipazione alla scoperta del percorso da seguire. L’insieme dei compagni di pratica diventa perciò la forza che sostiene i passi lungo il cammino.

Quelle tecniche di antica applicazione e provenienza, che al giorno d’oggi possono sembrare addirittura inutili, rivelano di fatto lo spirito del combattente. Con la pratica può essere compreso per come andrebbe sviluppato sul campo di battaglia e per come può essere applicato nella vita di tutti i giorni (senza dover combattere fisicamente).Quello spirito che richiama a valori di impegno, consapevolezza, sincerità e rispetto portando ad un maggior coinvolgimento nella collettività in cui ci si trova oppure in ogni attività che si sta seguendo.

E’ innegabile. E’ un contesto in cui ci si trova a cadere ed a farsi mettere a terra da qualcun altro. Ma dopotutto sapendolo fare non ci si fa male. Non si era nemmeno notato quanto potesse essere gioioso saper cadere e rialzarsi. Eppure…

Allo stesso modo non si subisce danno se si sa come affrontare le leve articolari.

E’ un continuo allenamento a rialzarsi da terra, a sentire o a riprendere in mano le proprie forze senza farsi schiacciare dalla situazione. Diventa un rafforzamento psicologico che può spingerci ad accettare la vita per com’è sapendo che si può andare avanti.

Non c’è solo il piacere della pratica, non c’è solo l’impegno a far meglio, non c’è solo il combattimento, non c’è solo l’incontro con un’altra cultura … c’è anche quell’energia che riempie gli occhi o il sorriso sul volto trasformando la persona nel suo esprimersi, nel suo rapportarsi con il movimento fisico o con la pratica tecnica. Nel suo armonizzarsi con le situazioni e le persone attorno…

Tornando alla metafora dei fiori è come se la strana via dell’’Aikido cambiasse il destino delle spine portandolo verso quello dei fiori: la bellezza pervade l’intera pianta che a prima vista sembrava tutt’altro.

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Per chi arriva ad assistere a tutto questo, si tratta quasi di un miracolo da imparare a riconoscere, a cui prestare attenzione ed ammirazione … anche se per riuscirci occorre camminare a lungo  sul "sentiero"  dell'Aikido  … con passione, forza e determinazione.

Antonio Rocchi

       

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