Aikido e la sua storia

Storia dell’Aikido

L’Aikido è una disciplina marziale espressione di un principio ideale di armonia nata in Giappone per opera di Morihei Ueshiba (definito spesso con il termine “O Sensei” traducibile come Grande Maestro). Il termine Aikido può essere tradotto in base alle tre parole che lo compongono come “ Percorso ( Do = Via) per essere in armonia (Ai = Armonia) con l’energia vitale ( Ki = Energia vitale). E’ una disciplina che eredita e integra aspetti tecnico/marziali (uso delle armi tradizionali, corretto movimento del corpo ed analisi tattica dei movimenti) con quelli etico/religiosi (armonia con sé stessi e con gli altri, sincerità e atteggiamento equilibrato nel continuo mutare delle cose) provenienti dalla cultura giapponese dei secoli scorsi. Ad un primo contatto l'Aikido si presenta come un elegante metodo di combattimento capace di condurre alla neutralizzazione di uno o più aggressori. Il metodo in realtà è esplicitato in modo diversificato in funzione di diverse linee didattiche proposte da scuole con diversi sviluppi nel tempo. In generale, comunque, la pratica dell’Aikido si incentra su movimenti in cui la forma circolare assume un ruolo fondamentale. Questo porta ad una alta sensibilità, a livello fisico e psichico, verso il proprio baricentro ed equilibrio migliorando la stabilità necessaria al controllo di varie forme di attacco. Ad uno sguardo più approfondito, l’Aikido si propone come via educativa, a differenza di altre arti marziali che hanno accentuato l'aspetto agonistico/sportivo, che richiede un allenamento in cui non c'è realmente un avversario da sconfiggere ma la tecnica ed il proprio “sé” da controllare (i ruoli di vincitore e perdente vengono scambiati tra i praticanti con impegno, sincerità e spirito di collaborazione, rendendo virtuoso il circolo dello studio e dell’apprendimento). E’ difficile individuare un momento specifico della nascita di questa disciplina. La filosofia alla base dell'insegnamento e l’approccio alle tecniche del Maestro fondatore possono essere distinte in varie fasi: La prima, fino alla seconda metà degli anni ‘20 del secolo scorso, risentì dello studio di varie forme di arti guerriere (bujiutsu) e della pratica religiosa che portò poi all’illuminazione spirituale del fondatore. In questa epoca la pratica era impostata sullo studio delle forme e sull’uso più specifico delle tecniche provenienti dal Daito Ryu Aikijujitsu in legame con tecniche di altre scuole di spada. La seconda fase, successiva alla precedenti e fino agli inizi della seconda guerra mondiale, implicò un maggiore riferimento al “Budo” come vera e propria via del guerriero, con l’introduzione dell’Ueshiba Ryu Aikijustsu prima e con l’Aiki Budo poi. E’ questa la fase di integrazione con le tecniche di bastone e l’utilizzo di forme nello studio (i Kata). E’ il periodo della consacrazione del fondatore ai vertici del mondo delle arti marziali giapponesi. La terza fase, arriva fino ai nostri giorni (in pratica dal 1943 ad oggi ).E’ la fase in cui il fondatore decise di abbandonare tutti i suoi impegni con le forze armate e con il mondo delle arti marziali. Si rifugiò nella cittadina di Iwama dove cercò di legare la passione per le arti marziali e l'amore per la natura. E' in questa fase si arriva a parlare dell’ Aikido come via di tutti coloro che “coltivano il grande amore per il cielo e la terra". E' questa l'epoca, dal dopoguerra in poi, in cui l'Aikido fu presentato al pubblico e si venne a diffondere in tutto il mondo. L’opera del fondatore fu proseguita, dopo la sua morte da vari allievi con diverse esperienze. Due situazioni comunque sono state di spicco rispetto alle altre:

  • a Tokyo dal figlio Kisshomaru che ha sviluppato e diretto l’organizzazione Aikikai come organo di diffusione dell’Aikido e della cultura giapponese nel mondo.
  • a Iwama dal Maestro Morihiro Saito che ha onorato l’incarico di presidiare il tempio dell’Aiki (Aiki Jinja) e di continuare la pratica della forma tradizionale nel dojo stesso dove praticava O Sensei.

La prima modalità ha avuto larga risonanza internazionale rapida grazie all’impegno di Maestri giapponesi che hanno portato, a volte con approccio innovativo, la loro esperienza in altri paesi procedendo alla diffusione di aspetti culturali giapponesi ed introducendo moltissime persone alla pratica dell’Aikido nello stile “Honbu” cioè secondo le indicazioni fornite nel dojo centrale a Tokyo e facendo a questo sempre continuo riferimento. La pratica dell’Aikido ha così ricevuto il contributo evolutivo di molti insegnanti grazie al continuo lavoro di raffinamento svolto dal figlio del fondatore secondo i principi detti Shin (mente), Tai (corpo), Waza (tecnica) e applicati essenzialmente alle tecniche di corpo a corpo (taijutsu waza). La seconda modalità ha avuto una risonanza internazionale pacata essendo stata legata alla figura del Maestro Morihiro Saito che ha diffuso l’eredità ricevuta da O Sensei in prima persona e con un approccio tradizionale. Solo a partire dalla fine degli anni ’70 ha svolto saltuari seminari in altre nazioni privilegiando comunque l’accoglienza degli allievi in Giappone, presso il “tempio dell’Aikido”a Iwama, facendone così allievi interni (Uchideshi - cioè di allievi che oltre a partecipare alle lezioni vivevano l’esperienza di condivisione della vita quotidiana secondo le tradizioni culturali giapponesi). La pratica dell’Aikido ha mantenuto così il suo legame più profondo con gli aspetti marziali strutturati ed applicati dal Fondatore secondo i principi di Hanmi (corretto posizionamento), Kokyu (potenza e determinazione) e Awase (armonizzazione) applicati sia alle tecniche di corpo a corpo (taiJutsu waza) che a quelle con armi bianche (buki waza) . Visto l’enorme contributo tecnico ricevuto molti degli Uchidechi che hanno completato la fase formativa sono tornati nel loro Paese ed hanno avuto la chance di proporre un proprio percorso nel “Takemusu Aiki” ormai strutturato su forti fondamenta.

       

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